Il 30 Novembre abbiamo iniziato con l’Avvento il nuovo anno liturgico nel quale rivivremo il mistero pasquale, che per un cristiano è la stella polare che l’orienta nel tempo. Infatti, lo scorrere dei giorni non è per un cristiano andare incontro la morte ma incontro al Signore che ci visita in ogni fase della nostra vita per confermarci che siamo chiamati alla pienezza dell’eternità. Quest’anno entriamo nel cinquantesimo anno di vita della nostra parrocchia e questo significa che dopo il grande Giubileo della chiesa universale potremo vivere, forti delle grazie ricevute nell’anno che sta finendo, il nostro piccolo Giubileo parrocchiale. Come i discepoli di Emmaus, anche noi vediamo intorno a noi tante cose che sembrano contraddire la nostra speranza ma, ripercorrendo con il nostro Maestro gli anni vissuti dalla nostra comunità, potremo scoprire il miracolo che è l’esistenza di questa stessa comunità nella quale tante persone sono state e sono ancora oggi accompagnate nel loro cammino di fede. Chiediamo allora al Signore di riconoscere la sua opera in noi perché, come i discepoli di Emmaus, potremo dire “non ci ardeva forse il cuore quando Lo sentivamo parlare?”.
Questi sono i pensieri di uno dei due discepoli che, la domenica dopo la morte di Cristo, si recavano ad Emmaus, avendo appena appreso la notizia della scomparsa del Suo Corpo.
Posso dire? Se vogliamo vedere un piccolo lato positivo a tutta questa faccenda, almeno ci dà di che discutere durante il viaggio!
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Certo, è vero, da Gerusalemme ad Emmaus sono solamente due ore, che rispetto ai viaggi che faccio di solito è un attimo; però preferisco di gran lunga conversare, rispetto a camminare intimorito dai brutti ceffi che potrebbero spuntare in qualsiasi momento dalle fronde. O meglio, preferirei conversare! Era partita bene la chiacchierata, ma evidentemente devo aver toccato qualche tasto dolente, perché Cleopa da un momento all’altro si è tutto rabbuiato e non sembra intenzionato a continuare.
Se faccio qualche commento sul processo, la passione e la triste morte del nostro Maestro, mi risponde mugugnando, abbassando la testa e girando il volto dall’altra parte, come se stesse trattenendo le lacrime. Ci teneva, lo so. Ma come ci tenevamo tutti. È arrivato, un giorno, e ha toccato i nostri cuori. Non so come spiegarlo neanche a me stesso, ma stavo bene quando stavo insieme a Lui, e sapevo che era la cosa giusta. Mi rendeva felice. Da tutta quella faccenda di Giuda, è stata una doccia fredda.
È andata sempre peggio: prima tutti pensavamo: “Lo terranno in prigione per un po’, giusto per dargli una lezione, in modo che quando lo rilasceranno si darà una calmata e non causerà altri problemi ai farisei”. Ma poi il processo, e il calvario… Mamma mia, se ci penso ho ancora i brividi! Addirittura fino a quando è arrivato lì su, si pensava: “dai, adesso lo liberano, era solo per fargli abbassare la cresta”. Non che ci credessimo davvero, ma ce lo ripetevamo a vicenda per sperarci. E poi, i chiodi. In quel momento sono scoppiato a piangere, e ho realizzato che era tutto finito. Mi si era formato un cratere nello stomaco. Tutto quello che aveva detto, quello che aveva fatto, le persone che Gli andavano dietro… tutto finito. Ognuno sarebbe tornato alle proprie abitazioni, alle proprie mansioni, alle proprie sofferenze, e avrebbe ricominciato semplicemente a tirare avanti. A mettere un passo davanti l’altro, un colpo di falce dopo l’altro, solo per racimolare i denari per prendere un pezzo di pane, e svegliarsi un giorno in più. E ricominciare da capo. Niente più sermoni, niente più parole che ti toccano l’anima, niente più carità agli straccioni mezzi morti agli angoli delle vie, niente più comunione tra tutte quelle persone. Niente più amore. Perciò, ti capisco, caro Cleopa.
Se siete curiosi del continuo di questa storia, sappiate che ha un colpo di scena! Ma non sta a me raccontarlo, basta andare al capitolo 24 del Vangelo di Luca.
Lorenzo Finamore
La storia di Sant’Anna – Ep. 3
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Priscilla Bartoloni
La sesta fase
Mi hanno regalato la felicità
Sabato 4 ottobre sono stato felice e non lo sapevo. Sabato 4 ottobre sono stato con i miei amici, con i loro genitori e pure con qualcuno che non conoscevo. Ne mancava solo uno. Sabato 4 ottobre ho visto una targa con un nome, ho partecipato alla messa, poi sono uscito e la gente non se ne andava. Sabato 4 ottobre, ho piantato un ulivo e l’ho innaffiato con altre persone ed i miei amici.
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Ne mancava sempre uno (non di ulivo!). Sabato 4 ottobre ho giocato, ho mangiato la pizza, c’era pure con la nutella! Sabato 4 ottobre ho cantato con le persone rimaste e ho visto le nostre foto insieme. Quelli delle foto c’erano tutti. Tranne uno. In realtà quello che mancava c’era eccome. Era il motivo per cui sabato 4 ottobre ho fatto tutte quelle cose. C’era nell’ulivo e nella messa, era presente nei giochi e a cena, c’era nelle foto e in tutti i miei amici e c’era, ancor più profondamente, in un piccolo lui alto neanche un metro. Ed era un metro felice, pure se era l’omino che assomigliava di più a quello che non c’era. Sabato 4 ottobre ci siamo ricordati che di amici ce ne mancava uno, che aveva raggiunto il padre e il Padre pochi mesi prima. Sabato 4 ottobre è stata una giornata dimenticabile e non è un errore, perché indimenticabili sono state tutte le altre prima, di ogni anno, di qualunque momento passato insieme, presente in foto o nelle nostre menti. Sabato 4 ottobre sono stato felice perché lo ero stato tutti gli altri giorni prima.
Se crediamo veramente in Dio, ci dobbiamo promettere e permettere di essere sempre felici, non solo sabato 4 ottobre. Non esserlo solo quando va tutto bene ed il cielo è limpido sopra di noi. Le nuvole ci accompagneranno sempre, sia che la domenica passiamo in chiesa per un saluto distratto sia quando ne siamo lontani anni luce. Ma credere ci da la speranza di sapere che quelle nuvole sono necessarie per poter vedere l’arcobaleno. Se crediamo in Lui, ci abbandoniamo all’abbraccio di un Padre e siamo in grado di darlo ad una madre. Credere ci dice che non c’è morte senza vita ma che dura molto di più la seconda che la prima. E ci dice anche che non c’è vita senza morte – non la immagini all’inizio ma si materializza alla fine.
E di questa morte di cui tanto parlano i vivi (raramente accade il contrario!) ho ripercorso quelle che chiamano le 5 fasi del lutto (negazione, rabbia, patteggiamento, depressione, accettazione). E mi sono chiesto “Perché tra queste nessuno ci mette mai la felicità? Perché non c’è una sesta fase?”. Mi hanno risposto che non si può essere gioiosi quando qualcuno ti ha lasciato. Bene, corretto e, visto che è il giornalino della Parrocchia, aggiungo pure sacrosanto! Ma posso essere felice per qualcuno che c’è stato? Una settimana, una partita, a lavoro, da quando sei bambino? In un campo ragazzi, una canzone, su di un balcone? Sulla panchina di una chiesa e in quella di un parco, su un aereo, in una macchina? La felicità non mi farà vincere contro la rabbia ma le toglierà i guantoni con cui mi prende a pugni. E farà meno male. Non spegnerà la negazione per quello che è successo ma la cancellerà dai giorni belli, dalle esperienze condivise, dai ricordi. E li renderà vivi. La felicità non farà pendere la bilancia del patteggiamento verso la serenità ma la piegherà nella direzione giusta, quella della consapevolezza che le foto rimaste riempiranno i buchi di quelle che non verranno scattate. E peserà tutto meno. Non annullerà la tristezza e la depressione ma sarà il fazzoletto sempre nuovo in grado di asciugare tutte le lacrime. E sorriderò di più. La felicità non sarà in grado neanche di velocizzare l’accettazione – che uno lo voglia o meno – ma ti accarezzerà il volto quando riconoscerai quel viso in una foto su una lapide. E mi sentirò meno solo. Questo articolo è per tutte le persone che ci hanno lasciato la loro felicità in eredità. Marco Cacciarella ci ha regalato la felicità. Marco Cacciarella ci ha regalato la sesta fase di cui nessuno vi parlerà ma che era l’unica cosa di cui sentivamo la necessità. Gli ultimi 25 sabato 4 ottobre della mia vita sono stato felice, ora lo so!
(N.d.r.) Durante il CacciaDay sono stati donati dalla madre di Marco, dai suoi amici e parenti più di mille euro destinati all’Oratorio. No, non sono stati usati per pagare il bravissimo scrittore di questo articolo e si, sono stati raccolti proprio sabato 4 ottobre!
Daniele Riccitelli
Un’estate da ricordare
Il Grest, il giubileo, i pellegrini e il post cresima
Dio, Divertimento e Dialogo.
Sono queste le 3 parole che rappresentano quello che un ragazzo dovrebbe avere in mente uscito da un Campo ragazzi. Secondo me sono concetti fondamentali, che incarnano perfettamente l’idea del campo ragazzi.
Prima di tutto c’è Dio, che rappresenta il perché di tutto quello che facciamo, l’elemento chiave che riesce ad unire persone
Ciao a tutti,
sono Alessandro ho 61 anni e da sette anni insieme a mia moglie Raffaela siamo i responsabili del Postcresima a Sant’Anna. Per prima cosa, volevo un pochino spiegarvi che cosa è il Postcresima e anche come funziona.
Ciao, io mi chiamo Giacomo Corsaro, ho 18 anni e frequento il Grest da quando ne avevo 5, prima come bambino poi ora da animatore , quindi in pratica mi sono fatto tutta la “gavetta “.
Questa estate, ad agosto, in occasione della Giubileo dei Giovani, abbiamo ospitato nella nostra parrocchia più di 300 pellegrini, provenienti dal Portogallo e dal Ghana. Quasi 300 ragazzi portoghesi sono stati ospitati negli spazi della parrocchia (teatro, sale e palestra) mentre qualcuno di loro e i ghanesi nelle case di alcuni parrocchiani.
2 e il 3 agosto 2025 le strade di Roma sono state attraversate da migliaia e migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo in direzione Giubileo dei Giovani. Tra tutta quella gente c’eravamo anche noi, i giovani (e meno giovani) di Sant’Anna.
Così Petrarca descrive l’inesorabile passare del tempo, senza scampo e speranza: La vita fugge, et non s’arresta un’hora, et la morte vien dietro a gran giornate, et le cose presenti et le passate mi dànno guerra, et le future anchora. Ma Cristo, l'”alfa e l’omega”, il principio e la fine, il nostro punto di partenza e di ritorno, con la sua incarnazione ci dona una speranza che va oltre il pensabile. Ed è proprio attraverso la sua fraternità con noi nella carne e nel sangue, attraverso la sua vita, morte e risurrezione che Cristo apre l’era di pace con Dio e tra gli uomini, riconciliando in sé l’umanità dispersa. Perciò subito dopo la Solennità di Cristo Re, la Chiesa ci invita ad elevare con rinnovata speranza l’invocazione ardente:“Maranathà” (1Cor 16,22), “Vieni, Signore Gesù!” (Ap 22,20).
Suor Ana Guadalupe
Torneo di calcetto di Sant’Anna
Da ormai tre anni, presso il campetto della nostra parrocchia, la domenica sera si svolge il Torneo di Calcetto di Sant’Anna, un evento che dura per diversi mesi durante l’anno. Come tutti sappiamo, il calcio è uno sport capace di appassionare moltissime persone, ed è proprio questa passione che ha spinto Lorenzo e Francesco a ideare il torneo e a portarlo avanti con entusiasmo nel corso degli anni. Un ringraziamento speciale va anche soprattutto al nostro parroco, don Christian, e a Fabio, che si occupa della gestione delle attività sportive del campetto parrocchiale.
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In questo periodo è in corso la quarta edizione del torneo, che, come le precedenti, sta riscuotendo grande successo. Ogni anno partecipano numerose squadre, di solito tra le 10 e le 12, che contribuiscono a creare un clima di sana competizione e divertimento. Il torneo è strutturato in due fasi, si inizia con la fase a gironi, in cui le squadre vengono divise in gruppi e ognuna affronterà le squadre del proprio girone. Prosegue poi con la fase ad eliminazione diretta alla quale accedono solo le prime classificate dei gironi, arrivando così fino alla finale e alla decretazione del vincitore. In questo modo ad ogni squadra sono garantite un minimo di 4/5 partite che aumentano in proporzione a quanto si avanza nel torneo.
L’evento si chiude in grande festa con la serata finale, a seguito dell’ultima partita, con la premiazione della squadra vincitrice e l’assegnazione dei premi individuali come quello per il miglior giocatore del torneo, miglior portiere del torneo e capocannoniere del torneo, tutto accompagnato con qualcosa da un piccolo rinfresco con cose da bere e da mangiare per concludere al meglio una gran serata come quella. Oltre che sul campo, il torneo vive anche sui social, infatti attraverso la pagina Instagram @santanna.cup vengono costantemente diffuse tutte le informazioni riguardo le partite ed il torneo, come i risultati, le classifiche e le curiosità sul torneo. Non manca inoltre una sezione simpatica dei social del torneo caratterizzata dalle interviste post-partita ai giocatori in cui vengono fatte domande di vario genere dalle più serie alle più divertenti, così da creare ancora di più in ambiente in cui si possa stare bene e divertirsi. Al campo della nostra parrocchia quindi, la domenica sera è diventata un’occasione di incontro per tanti giovani appartenenti alla comunità di Sant’Anna e non solo, un momento per ritrovarsi, fare comunità e godersi insieme delle partite di calcetto. Proprio grazie a questi eventi si spera anche di far avvicinare sempre più persone alla comunità della nostra parrocchia.
Gabriele Varisco
Angolo Cronaca
Cosa è successo di interessante in questo periodo:
Campo ragazzi, con ragazzi dalla 3^ media in su, una settimana immersa nei giochi e nelle attività con squadre e tanto altro
La Castagnata, come ogni anno torna come attività dell’Oratorio, quest’anno a darci una mano i big dell’Oratorio
4^ edizione del torneo di Sant’Anna
Festa dei ragazzi, con mille stand e attività organizzate dai catechisti dell’Oratorio
Nuovo anno di Oratorio iniziato
Grest a Sant’Anna, da giugno a settembre tutte le settimane piene di bambini e mille attività da fare
Giubileo dei giovani
Campo del post cresima, più di 100 persone sorridenti tra ragazzi e padrini, un’esperienza unica
Sono ricominciate le prove per un nuovo musical a Sant’Anna, tenetevi pronti!!
Aurora Finamore
Partecipare alla Messa: posture del corpo
Durante la celebrazione Eucaristica e durante i nostri momenti di preghiera, ci troviamo ad assumere varie posizioni col corpo, come lo stare in piedi o seduto. Queste posture non sono state introdotte solo per farci fare un po’ di ginnastica, ma hanno un significato profondo per la nostra celebrazione e per noi. Vediamolo.
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Allora, da dove arriva il segno ampio che compiamo noi? Questo gesto compare all’VIII secolo e si generalizza nel XII quando viene eseguito in due modi differenti tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa, così come sono rimasti ora. Quale è il modo giusto? Papa Innocenzo III (1161-1216) li spiega tutti e due e a quel tempo non vi era nessuna differenza tra loro.
Inginocchiarsi. Quando ci facciamo prendere dall’orgoglio, alziamo il capo e proviamo a porci in una posizione superiore a quella del nostro interlocutore. Quando, invece, con umiltà ci sentiamo piccoli davanti agli altri, abbassiamo il capo e tutto il corpo, tanto più profondamente quanto colui che ci sta davanti è grande. Inginocchiarsi significa farsi piccoli davanti a Dio, è la postura dell’umile, ma è anche il gesto tipico di adorazione che compiamo normalmente durante l’Adorazione Eucaristica, quando davanti a noi, esposto nell’ostensorio, abbiamo Cristo stesso.
Lo stare in piedi. È la tipica postura di preghiera presentata dalla Bibbia (Es 17,11-12; 1Sam 1,26; Mt 6,5; Lc 18,11ss) ed ha vari significati: morti con Cristo, siamo risorti con Lui e la posizione del risorto è lo stare in piedi; rispetto: se stai a casa e viene a trovarti un amico o una persona importante, non lo accogli stando seduto, ma in piedi e sulla porta. La stessa posizione la assumiamo noi alla presenza di Cristo sia quando lo preghiamo, sia quando lo ascoltiamo nel vangelo, sia quando viene sull’altare per mezzo delle mani del sacerdote; è l’atteggiamento di colui che è pronto ad agire, a muoversi, ad uscire dalla chiesa e mettere in pratica quanto ascoltato.
L’incedere. Cioè il camminare. Anche questo lo facciamo in chiesa, soprattutto quando ci mettiamo in fila per ricevere la comunione. È importante farlo con dignità e compostezza e non come se dovessimo correre al mercato perché regalano tutto. Siamo ancora al cospetto di Dio e tutto il corpo, anche nel camminare, deve esprimere rispetto.
Lo stare seduti. È la posizione di chi è in attesa, di chi è in ascolto e di chi vuole comprendere ciò che ascolta.
Don Claudio Pianigiani
Gioca con noi – Rebus
Indovina di cosa si tratta, ricordando che l’edizione è quella dell’Avvento! Hai la possibilità di vincere scrivendo per primo la soluzione in dm su Instagram al profilo @oratorio_s_anna, non perdere tempo!
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