Giornalino
Edizione della Festa di Sant’Anna
Da molti secoli è consolidata la prassi che vuole che un Vescovo appena nominato, scelga un motto che esprima i valori a cui egli vuole ispirarsi nel ministero che gli si apre davanti. Così, quando padre Robert Francis Prevost il 12 dicembre 2014 venne consacrato Vescovo dall’Arcivescovo James Patrick Green, allora nunzio apostolico del Perù, scelse anche lui il suo motto. Ispirandosi evidentemente alla spiritualità agostiniana in cui si era formato, fece sue le parole “in illo uno unum” traducibile con: “uno in colui che è uno”.
Non ho potuto fare a meno di pensare che uno dei motivi ispiratori che hanno portato il Conclave a eleggere Prevost come successore di Pietro sia stato anche quel motto che ci invita a ritrovare in Cristo quell’unità di cui un mondo sempre più lacerato dai conflitti e spinto alla frammentazione ha tanto bisogno. Un mondo che ci spinge a chiuderci nei nostri pensieri, come fa Saul — in un articolo che troveremo in questo giornalino — il quale perde di vista il comando di Dio e finisce imprigionato nelle proprie riflessioni che, per quanto possano apparire legittime, lo allontanano da Colui che lo ha posto a capo di Israele.
Non sappiamo se Leone XIV sarà il Papa che passerà alla storia come l’uomo della comunione, ma certamente possiamo augurarcelo, sapendo che il cristiano, proprio perché chiamato a essere una cosa sola con Cristo, è fedele alla sua vocazione nella misura in cui si fa artefice di comunione.
La parrocchia, in quanto comunità di battezzati, non può non sentirsi investita di questa missione. Ma l’esperienza di parroco mi insegna che la comunione è soprattutto un dono di Dio, che dobbiamo chiedere continuamente a Lui, domandando il discernimento per rimuovere, per quanto sta a noi, ciò che la ostacola.
E in quanto dono di Dio, la comunione è un bene che non si ha mai “in tasca”, ma è un frutto che prende forma solo con costante cura, grande pazienza e la disponibilità a metterci continuamente in discussione, senza mai sentirci arrivati.
In questi giorni, a Sant’Anna abbiamo fatto festa in coincidenza con la Pentecoste: la festa che celebra il miracolo delle lingue, grazie al quale uomini di culture diverse ritrovano, per opera dello Spirito Santo, quella comunione che si era perduta nei giorni della torre di Babele. Si respirava un bel clima, e questo non era qualcosa di scontato: rallegriamoci di questo, e chiediamo al Signore la possibilità di impegnarci affinché questo clima si respiri sempre, per essere segno di speranza almeno per il nostro quartiere.
Affinché si rallegrino insieme sia coloro che, impegnandosi nella parrocchia, seminano questa speranza, sia coloro che, avvicinandosi a Sant’Anna, possano credere nella possibilità che non siamo condannati a vivere in una Babele. Perché è possibile quella pace disarmata e disarmante che Leone XIV ci ha annunciato la sera dell’8 maggio 2025, quando si è affacciato dalla Loggia delle Benedizioni di San Pietro per il suo primo saluto da Vescovo di Roma.
Non ho potuto fare a meno di pensare che uno dei motivi ispiratori che hanno portato il Conclave a eleggere Prevost come successore di Pietro sia stato anche quel motto che ci invita a ritrovare in Cristo quell’unità di cui un mondo sempre più lacerato dai conflitti e spinto alla frammentazione ha tanto bisogno. Un mondo che ci spinge a chiuderci nei nostri pensieri, come fa Saul — in un articolo che troveremo in questo giornalino — il quale perde di vista il comando di Dio e finisce imprigionato nelle proprie riflessioni che, per quanto possano apparire legittime, lo allontanano da Colui che lo ha posto a capo di Israele.
Non sappiamo se Leone XIV sarà il Papa che passerà alla storia come l’uomo della comunione, ma certamente possiamo augurarcelo, sapendo che il cristiano, proprio perché chiamato a essere una cosa sola con Cristo, è fedele alla sua vocazione nella misura in cui si fa artefice di comunione.
La parrocchia, in quanto comunità di battezzati, non può non sentirsi investita di questa missione. Ma l’esperienza di parroco mi insegna che la comunione è soprattutto un dono di Dio, che dobbiamo chiedere continuamente a Lui, domandando il discernimento per rimuovere, per quanto sta a noi, ciò che la ostacola.
E in quanto dono di Dio, la comunione è un bene che non si ha mai “in tasca”, ma è un frutto che prende forma solo con costante cura, grande pazienza e la disponibilità a metterci continuamente in discussione, senza mai sentirci arrivati.
In questi giorni, a Sant’Anna abbiamo fatto festa in coincidenza con la Pentecoste: la festa che celebra il miracolo delle lingue, grazie al quale uomini di culture diverse ritrovano, per opera dello Spirito Santo, quella comunione che si era perduta nei giorni della torre di Babele. Si respirava un bel clima, e questo non era qualcosa di scontato: rallegriamoci di questo, e chiediamo al Signore la possibilità di impegnarci affinché questo clima si respiri sempre, per essere segno di speranza almeno per il nostro quartiere.
Affinché si rallegrino insieme sia coloro che, impegnandosi nella parrocchia, seminano questa speranza, sia coloro che, avvicinandosi a Sant’Anna, possano credere nella possibilità che non siamo condannati a vivere in una Babele. Perché è possibile quella pace disarmata e disarmante che Leone XIV ci ha annunciato la sera dell’8 maggio 2025, quando si è affacciato dalla Loggia delle Benedizioni di San Pietro per il suo primo saluto da Vescovo di Roma.
Don Christian Pioni
Cosa trovi in questa edizione:
Articolo – Saul thoughts
Articolo – Prime Comunioni
La Storia di Sant’Anna – Ep.2
Articolo – Il valore del servizio
Articolo -Leo PP. XIV
Suorine’s Quote
Articolo – Piccole voci, grandi ricordi
Angolo Cronaca
Articolo – Lo street food di Sant’Anna
Partecipare alla Messa: Segno di croce
Gioca con noi – Rebus
Le edizioni precedenti
Articolo – Prime Comunioni
La Storia di Sant’Anna – Ep.2
Articolo – Il valore del servizio
Articolo -Leo PP. XIV
Suorine’s Quote
Articolo – Piccole voci, grandi ricordi
Angolo Cronaca
Articolo – Lo street food di Sant’Anna
Partecipare alla Messa: Segno di croce
Gioca con noi – Rebus
Le edizioni precedenti
Saul thoughts
Questi sono i pensieri di Saul, figlio di Kis, figlio di Abièl, figlio di Seror, figlio di Becoràt, figlio di Afìach, della tribù di Beniamino, secondo Re di Israele. Sono riferiti alla guerra contro gli Amaleciti, collocata al capitolo 15 del Primo Libro di Samuele. Dio ordina a Saul, tramite il profeta Samuele, di sconfiggere un altro popolo (il re ha vinto già parecchie battaglie). Si raccomanda però di sterminarlo completamente, senza fare prigionieri. Questo racconto indaga le riflessioni di Saul su questo comando. Il personaggio di Saul nella Bibbia (per chi volesse leggere la storia completa) appare per la prima volta al capitolo 9, per uscire di scena al capitolo 31, alla fine del Libro stesso.
La battaglia è finita, abbiamo vinto. Anzi, abbiamo stravinto, umiliato Agag e il suo popolo, che si opposero a Israele quando uscì dall’Egitto.
La battaglia è finita, abbiamo vinto. Anzi, abbiamo stravinto, umiliato Agag e il suo popolo, che si opposero a Israele quando uscì dall’Egitto.
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Ma ora che mi ritrovo qui da solo, a contemplare questa distesa di devastazione, non riesco a capire perché. Mi risuonano come un tuono in testa le parole di Yahweh: “Va’, dunque, e colpisci Amalèk, e vota allo sterminio quanto gli appartiene; non risparmiarlo, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini”. Già nel momento stesso in cui sentii queste parole il mio corpo vibrò istintivamente dal disaccordo, ma feci in modo di ingoiare, come quando si manda giù qualcosa di amaro. Ora, che mi ritrovo davanti a tutto questo ben di Dio, agnelli e buoi in perfetta salute a perdita d’occhio, una sola parola risuona fortissima nella mia mente. Iniziata come un sussurro, come un dubbio che sale dal profondo e che ora mi assorda le orecchie, tanto che non sento più niente: perché?
Fui rimproverato, nella battaglia contro i filistei, perché vietai al mio popolo di sfamarsi attingendo al miele, tanto da arrivare a condannare a morte il mio stesso figlio, sangue del mio sangue, al punto che tutti si ribellarono a me. Quell’esperienza mi fece capire che è inutile prendere decisioni drastiche, soprattutto se vanno a discapito dei tuoi sudditi. Dunque cos’è questa, una prova del Signore? Vuole vedere come reagirò? Yahweh ama il suo popolo, l’ha scelto sopra ogni altro. Quindi vuole anche il suo bene.
Di conseguenza, se prenderò una decisione a favore del popolo, chi potrà biasimarmi?
Fui rimproverato, nella battaglia contro i filistei, perché vietai al mio popolo di sfamarsi attingendo al miele, tanto da arrivare a condannare a morte il mio stesso figlio, sangue del mio sangue, al punto che tutti si ribellarono a me. Quell’esperienza mi fece capire che è inutile prendere decisioni drastiche, soprattutto se vanno a discapito dei tuoi sudditi. Dunque cos’è questa, una prova del Signore? Vuole vedere come reagirò? Yahweh ama il suo popolo, l’ha scelto sopra ogni altro. Quindi vuole anche il suo bene.
Di conseguenza, se prenderò una decisione a favore del popolo, chi potrà biasimarmi?

Inoltre, devo tenere ben presenti le parole di Samuele, dopo che compii quell’olocausto e i sacrifici a Gàlgala per paura dell’attacco dei filistei: “Ora invece il tuo regno non durerà.”. Il Signore non difenderà la mia posizione se dovessi prendere una scelta errata. D’altra parte, questa pressione asfissiante del popolo posso tradurla in sostegno. Se dò l’ordine dello sterminio totale, riceverò lamentele, conflitti e ribellioni, allargando una spaccatura già troppo grande tra me e la mia gente.
Anche se può tutto, come farà Dio a ricucirla, soprattutto dopo aver preso le distanze da me? Se invece risparmio su tutte queste ricchezze, investo sul favore della gente, che certamente rimarrà dalla mia parte.
Basta, devo calmarmi.
Se c’è una cosa che ho capito in questi anni di regno, è che le soluzioni semplici sono le più efficaci. Mi sto montando la testa con mille argomentazioni, perdendo il punto focale della situazione.
Tutto sommato, sono Il “Grande Saul”, che ha garantito la vittoria del popolo di Israele contro tutti i nemici: Moab e gli Ammoniti, Edom e i re di Soba, ed anche contro i Filistei. Ovunque mi volgo ho successo. In fondo questa è stata una battaglia come le altre, l’ennesima, in cui ho glorificato il Signore con la vittoria. Dunque cosa mai potrà capitare, se porterò con me tutto questo bestiame?
Non posso resistere alla tentazione di accaparrarmene, e inoltre non c’è alcun motivo di sterminarlo.
Saul dopo questo episodio perse definitivamente la benedizione del Signore, e un susseguirsi di eventi portò Davide al trono di Israele. Il cruccio di Saul era l’incomprensione della parola del Signore, soprattutto perché lo metteva in difficoltà con il popolo. Lui cercava un compromesso. Ma non si può scendere a patti con il male. Inoltre, come dice poco dopo il Libro di Samuele, “obbedire è meglio del sacrificio”.
Basta, devo calmarmi.
Se c’è una cosa che ho capito in questi anni di regno, è che le soluzioni semplici sono le più efficaci. Mi sto montando la testa con mille argomentazioni, perdendo il punto focale della situazione.
Tutto sommato, sono Il “Grande Saul”, che ha garantito la vittoria del popolo di Israele contro tutti i nemici: Moab e gli Ammoniti, Edom e i re di Soba, ed anche contro i Filistei. Ovunque mi volgo ho successo. In fondo questa è stata una battaglia come le altre, l’ennesima, in cui ho glorificato il Signore con la vittoria. Dunque cosa mai potrà capitare, se porterò con me tutto questo bestiame?
Non posso resistere alla tentazione di accaparrarmene, e inoltre non c’è alcun motivo di sterminarlo.
Saul dopo questo episodio perse definitivamente la benedizione del Signore, e un susseguirsi di eventi portò Davide al trono di Israele. Il cruccio di Saul era l’incomprensione della parola del Signore, soprattutto perché lo metteva in difficoltà con il popolo. Lui cercava un compromesso. Ma non si può scendere a patti con il male. Inoltre, come dice poco dopo il Libro di Samuele, “obbedire è meglio del sacrificio”.
Lorenzo Finamore
Prime Comunioni
Le nascite si riducono in Italia ma questo non vale per Sant’Anna, Morena e i suoi dintorni, i bambini che si accostano alla comunione restano numerosi: quest’anno circa 140 bambini hanno ricevuto la prima comunione nella nostra parrocchia. L’anno prossimo saranno un po’ meno, ma comunque tanti rispetto alle parrocchie vicine o della nostra Diocesi.
Il momento dell’inizio della catechesi della prima comunione è spesso, per i genitori, un momento di riavvicinamento alla chiesa, alla fede, alla parrocchia. Alcuni hanno abbandonato subito dopo i propri sacramenti, altri perché presi dallo studio, dal lavoro, ma grazie ai figli, si crea l’opportunità per tornare a parlare di fede.
Il momento dell’inizio della catechesi della prima comunione è spesso, per i genitori, un momento di riavvicinamento alla chiesa, alla fede, alla parrocchia. Alcuni hanno abbandonato subito dopo i propri sacramenti, altri perché presi dallo studio, dal lavoro, ma grazie ai figli, si crea l’opportunità per tornare a parlare di fede.
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La nostra parrocchia è molto attiva ed ha tante giovani coppie, con figli, che frequentano e sono coinvolte nelle attività parrocchiali, anche se per qualcuno è solo un altro impegno da aggiungere all’intensa settimana dei propri figli (trovare qualche altra mamma o papà che lavora solo mezza giornata che accompagni anche i propri). Ma che siate voi stessi o magari i nonni ad accompagnarli, solitamente le famiglie si sentono accolte, dal parroco, dai catechisti, dalle altre famiglie. Le famiglie sono la chiesa domestica dove i bambini in prima battuta ricevono il passaggio dei valori della fede, mentre la catechesi parrocchiale si inserisce o dovrebbe inserirsi, in un cammino già iniziato a casa. Per questo i genitori vengono invitati a partecipare alle celebrazioni che facciamo con i bambini. Non si può delegare tutto ai catechisti, tanto più che un’ora a settimana, non più di 30 incontri l’anno – anche meno se ci mettiamo malattie, compleanni, gite scolastiche, dentista, pediatra, ecc. ecc. – non può bastare. E’ importante riscoprire la celebrazione domenicale della messa, la bellezza e la gioia dell’incontro con Gesù Cristo. Un altro dono prezioso è l’oratorio, che segue la messa delle 9,20. E se è troppo presto tra sabato e domenica ci sono altre 5 messe, e se è troppo difficile va bene anche andare in un’altra parrocchia: Sant’Anna non ha l’esclusiva con Gesù Cristo, Lui è ovunque si faccia memoria della sua morte e resurrezione, pronto ad aspettarci.
Per le famiglie che vogliono iniziare questo percorso con i figli, le iscrizioni partono con l’inizio dell’anno scolastico e si chiudono alla fine di settembre. Si può scegliere il giorno dell’incontro tra 2 o 3 giorni della settimana. Sono i genitori che devono fare l’iscrizione, affinché questa decisione sia consapevole, anche se poi saranno altri a portare i bambini agli incontri.
Ricordate: la prima comunione non ha una data di scadenza! Quest’anno nella nostra parrocchia 6 ragazze e ragazzi tra i 12 ed i 14 anni hanno ricevuto la prima comunione agli inizi di maggio. La diocesi di Roma indica che il cammino dei due anni inizi non prima della IIIª elementare per evitare che bambini di IIª non si trovino a disagio con i più grandi, in una fase in cui le differenze tra un anno e l’altro sono molto marcate.
Ricordate: la prima comunione non ha una data di scadenza! Quest’anno nella nostra parrocchia 6 ragazze e ragazzi tra i 12 ed i 14 anni hanno ricevuto la prima comunione agli inizi di maggio. La diocesi di Roma indica che il cammino dei due anni inizi non prima della IIIª elementare per evitare che bambini di IIª non si trovino a disagio con i più grandi, in una fase in cui le differenze tra un anno e l’altro sono molto marcate.
Un’ultima raccomandazione. Il tormentone di tanti genitori per i due anni di catechismo è la domanda: quale sarà la data della comunione di mio/a figlio/a? Le date a Sant’Anna vengono comunicate prima di Natale del secondo anno di frequenza, e si collocano tra la metà di maggio ai primi di giungo. Quest’anno don Christian ha celebrato 9 messe di prima comunione, un tour de force preceduto da tensioni tra catechisti, parroco e genitori su date, orari e questioni legate ai parenti che arrivano da lontano, tornei di calcio, saggi di danza. Noi cerchiamo di essere flessibili anche su questo, ma siate comprensivi anche con le esigenze della parrocchia che non vive di sole prime comunioni. Non perdetevi troppo dietro queste questioni e cercate di cogliere piuttosto il bene che fa a voi e ai vostri figli trovarvi dentro una comunità in cui crescere senza essere travolti da un mondo che promette tanto, chiede tantissimo e spesso mantiene poco.
Infine, un appello ai parrocchiani: i catechisti più giovani trovano lavoro o si ritrovano lezioni universitarie pomeridiane; quelli più grandi si ritrovano a fare i nonni a tempo pieno e qualcuno vorrebbe riposarsi un po’ dopo tanti anni di catechismo. Urge sempre qualche ricambio: dateci una mano, ne abbiamo bisogno. E forse anche tra voi c’è bisogno di ritrovare un po’ di entusiasmo stando con i bambini! Chi fa il catechista lo sa già: occorre impegno per trovare ogni volta le parole e le attività giuste per trasmettere la nostra fede, ma sa anche che riceve indietro dai bambini molto di più di quel che dà. Cresciamo con loro, scoprendo ogni giorno scorci che non avevamo immaginato, troviamo risposte ai nostri dubbi e tentennamenti. I bambini sono un bellissimo dono per rinnovare il nostro mondo e la nostra fede. Approfittatene!
Idea Riccitelli
La storia di Sant’Anna – Ep. 2


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Priscilla Bartoloni & Giuseppe Marcucci
Il valore del servizio
C’è un giorno, ogni mese, in cui la sveglia suona decisamente troppo presto per i miei gusti. È il giorno in cui ci mettiamo in macchina per andare a prendere i viveri destinati alla Caritas della nostra parrocchia. Di solito siamo io, Mirko e Stefano a partire il venerdì mattina: siamo ormai una piccola squadra affiatata, unita non solo dal servizio, ma purtroppo anche da un’amicizia che si è consolidata proprio grazie a queste esperienze. E come potremmo dimenticarci di Giordano? Dovrebbe esserci anche lui, ma la maggior parte delle volte ci dà buca: dice che deve studiare, ma noi sospettiamo che stia perfezionando l’arte di far finta!
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Carichiamo il furgone, che ci viene gentilmente prestato dal grandissimo Marco, con pacchi di pasta, riso, biscotti, latte, legumi e tanti altri prodotti che serviranno a riempire le dispense di chi ha bisogno. È sempre un bel momento: tra battute, prese in giro e qualche cartone da imballaggio che tiriamo da una parte all’altra, lavoriamo insieme con il cuore leggero, sapendo che quel carico ha un valore speciale. Anche la fatica, in fondo, sembra pesare meno quando sai che stai facendo qualcosa di buono.
Al ritorno, appena mettiamo piede al magazzino della chiesa, ci aspetta Gennaro. Ormai è la mascotte della nostra Caritas. Sempre presente, sempre sorridente, Gennaro è il primo a venirci incontro e a offrirci un caffè. Ci delizia con le sue battute e le sue frasi napoletane, che riescono a strapparci una risata anche quando siamo stanchi e sudati. “Uagliù, ve l’hanno dato oggi l’olio?” ci dice spesso, e in quel momento, tra un sorso di caffè e una battuta, ritroviamo le energie per affrontare il resto del lavoro. Dopo il caffè si passa al lavoro vero e proprio. Scarichiamo i pacchi e iniziamo a ordinare gli alimenti con attenzione: pasta, riso, pelati, biscotti, latte, zucchero… Ogni cosa al suo posto, perché tutto deve essere suddiviso con criterio, in modo che le famiglie ricevano un aiuto concreto e giusto. Gennaro prepara con particolare cura le buste che consegneremo: spesso aggiunge un piccolo pensiero, un pacchetto di biscotti o un succo, un gesto semplice che però può rendere la giornata un po’ più dolce a chi lo riceve.
Al ritorno, appena mettiamo piede al magazzino della chiesa, ci aspetta Gennaro. Ormai è la mascotte della nostra Caritas. Sempre presente, sempre sorridente, Gennaro è il primo a venirci incontro e a offrirci un caffè. Ci delizia con le sue battute e le sue frasi napoletane, che riescono a strapparci una risata anche quando siamo stanchi e sudati. “Uagliù, ve l’hanno dato oggi l’olio?” ci dice spesso, e in quel momento, tra un sorso di caffè e una battuta, ritroviamo le energie per affrontare il resto del lavoro. Dopo il caffè si passa al lavoro vero e proprio. Scarichiamo i pacchi e iniziamo a ordinare gli alimenti con attenzione: pasta, riso, pelati, biscotti, latte, zucchero… Ogni cosa al suo posto, perché tutto deve essere suddiviso con criterio, in modo che le famiglie ricevano un aiuto concreto e giusto. Gennaro prepara con particolare cura le buste che consegneremo: spesso aggiunge un piccolo pensiero, un pacchetto di biscotti o un succo, un gesto semplice che però può rendere la giornata un po’ più dolce a chi lo riceve.
E poi arriva il momento più bello: il giorno della consegna. Vedere i volti di chi viene a ritirare i pacchi, ricevere un semplice “grazie”, ti fa capire quanto un gesto così piccolo possa fare la differenza. Penso agli anziani, che ogni volta ci raccontano un pezzetto della loro storia: un ricordo, un episodio di gioventù, un consiglio su come cucinare quel poco che ricevono. Penso alle famiglie che, con discrezione e dignità, accettano l’aiuto e ci salutano con gratitudine e rispetto. Sono incontri che ti lasciano qualcosa dentro, che ti fanno riflettere e ti aiutano a ridimensionare i problemi di ogni giorno.

Questi momenti ti fanno capire quanto sia prezioso il servizio. Non servono grandi gesti: basta un po’ del nostro tempo, un sorriso, una parola buona. Piccoli semi che possono portare frutti grandi. E alla fine, il bene che cerchiamo di fare agli altri torna indietro e fa bene prima di tutto a noi. Ringrazio ogni singola persona che ho incontrato lungo questo cammino: perché ognuno, con una parola o un semplice sguardo, mi ha insegnato che davvero c’è molta più gioia nel dare che nel ricevere.
E allora invito tutti a provare, almeno una volta: bastano poche ore al mese per scoprire la bellezza del mettersi al servizio. Non serve chissà quale abilità: basta il desiderio di donare un po’ di sé. Perché, come dice sempre Gennaro con la sua solita saggezza napoletana: “‘A carità nun è na parola: è na mano tesa”. E quella mano tesa, alla fine, ti accorgi che fa bene a chi la riceve… ma ancora di più a chi la offre.
E allora invito tutti a provare, almeno una volta: bastano poche ore al mese per scoprire la bellezza del mettersi al servizio. Non serve chissà quale abilità: basta il desiderio di donare un po’ di sé. Perché, come dice sempre Gennaro con la sua solita saggezza napoletana: “‘A carità nun è na parola: è na mano tesa”. E quella mano tesa, alla fine, ti accorgi che fa bene a chi la riceve… ma ancora di più a chi la offre.
Matteo Virruso
Leo PP. XIV
C’eravamo lasciati alla fine di Aprile con la “Sede Apostolica vacante”, ovvero senza il Vescovo di Roma, senza il Papa. Non lo dicevamo, ma nell’intimo pensavamo che dopo “giganti” come Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e II, Benedetto XVI e Francesco, fosse difficile trovare un altrettanto valido successore al soglio di Pietro, ma lo Spirito Santo come sempre ha guidato in modo mirabile e sorprendente i Cardinali a eleggere Robert Francis Prevost.
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Faccio una doverosa premessa considerando di chi parleremo, non scrivo questo articolo utilizzando l’intelligenza artificiale (AI), ma carta, penna, calamaio o meglio monitor, tastiera e soprattutto l’intelletto umano [ndr da ingegnere ammiro, ma altrettanto temo l’AI]. Leone XIV è Papa da poco più di un mese, è quindi difficile parlare del suo Ministero e del suo Magistero, ma molti dettagli ci possono aiutare a intravedere la strada che con l’aiuto di Dio intende percorrere.
Iniziamo dal suo commosso saluto iniziale: “La pace sia con tutti voi ! Fratelli carissimi, questo è il primo saluto del Cristo risorto.” Nel suo caso non il saluto di un profeta, ma di un attento conoscitore dell’Uomo e dei fatti, fatti che noi spesso non riconosciamo o non vogliamo riconoscere. Il saluto di un uomo di Fede che sa bene come solo dall’amore incondizionato di Dio per tutti viene la vera pace, “una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante”.
Iniziamo dal suo commosso saluto iniziale: “La pace sia con tutti voi ! Fratelli carissimi, questo è il primo saluto del Cristo risorto.” Nel suo caso non il saluto di un profeta, ma di un attento conoscitore dell’Uomo e dei fatti, fatti che noi spesso non riconosciamo o non vogliamo riconoscere. Il saluto di un uomo di Fede che sa bene come solo dall’amore incondizionato di Dio per tutti viene la vera pace, “una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante”.

Come nome ha scelto “Leone”; tutti subito hanno pensato correttamente a Leone XIII, temporalmente il più vicino, che ha scritto la famosa enciclica Rerum Novarum affrontando i problemi sociali causati dalla rivoluzione industriale.
Certamente questo Papa ha a cuore la questione sociale e soprattutto l’attuale rivoluzione imposta dall’intelligenza artificiale con il suo fortissimo condizionamento sulle attività umane, materiali e intellettuali.
Certamente questo Papa ha a cuore la questione sociale e soprattutto l’attuale rivoluzione imposta dall’intelligenza artificiale con il suo fortissimo condizionamento sulle attività umane, materiali e intellettuali.
Ma non dimentichiamo il primo, Leone Magno eletto Papa per acclamazione, che nel V secolo ha combattuto le numerose eresie e ha incontrato Attila, re degli Unni, evitando il suo distruttivo arrivo a Roma. A molti piace ricordare anche frate Leone, compagno di San Francesco e a lui vicino nei momenti più importanti. Tutto questo porta comunque a dire che, accomunandoli, Leone XIV a suo modo porterà avanti quanto intrapreso dai suoi più recenti predecessori.
Ma prima del saluto e del nome, Robert Francis Prevost era e rimane un agostiniano la cui Regola promuove la libertà interiore per raggiungere la perfezione spirituale attraverso l’amore verso Dio e verso il prossimo vivendo in umiltà, Regola che possiamo ancor di più sintetizzare in una delle frasi più celebri di Sant’Agostino, che è: “ama (Dio e il prossimo) e fai ciò che vuoi”.
Un po’ di biografia a questo punto è necessaria per completare il quadro introduttivo di questo Papa che certamente, come sempre, sarà la guida necessaria per la Chiesa del nostro Tempo. Nasce a Chicago, nell’Illinois (Stati Uniti d’America), il 14 settembre 1955 da genitori di origini non proprio “americane”, nelle sue vene scorre sangue italiano, francese, haitiano e creolo. Inizia la sua formazione sacerdotale frequentando già il Seminario Minore dei Padri Agostiniani, nel 1981 emette la professione solenne, nel 1982 viene ordinato sacerdote e nel 1985 arriva per la prima volta in Perù dove rimarrà circa 2 anni come cancelliere della diocesi di Chulucanas e vicario parrocchiale della parrocchia della cattedrale della Sacra Famiglia di Nazareth, ma il suo rapporto d’amore con il Perù non si è comunque mai interrotto fino al 2014 quando Papa Francesco lo ordina vescovo e lo nomina amministratore apostolico di Chiclayo e vescovo titolare di Sufar. Nel 2023 sempre Francesco lo “crea” cardinale e quindi ne diventa il suo successore.
Avendo sia la cittadinanza statunitense sia quella peruviana unisce il continente americano, l’America ricca, ma di cui conosce bene le povertà, e l’America povera, di cui conosce le ricchezze. Parla correttamente oltre all’inglese, ovviamente lo spagnolo, l’italiano, il francese e il portoghese e per questo unisce il mondo intero.
Ma prima del saluto e del nome, Robert Francis Prevost era e rimane un agostiniano la cui Regola promuove la libertà interiore per raggiungere la perfezione spirituale attraverso l’amore verso Dio e verso il prossimo vivendo in umiltà, Regola che possiamo ancor di più sintetizzare in una delle frasi più celebri di Sant’Agostino, che è: “ama (Dio e il prossimo) e fai ciò che vuoi”.
Un po’ di biografia a questo punto è necessaria per completare il quadro introduttivo di questo Papa che certamente, come sempre, sarà la guida necessaria per la Chiesa del nostro Tempo. Nasce a Chicago, nell’Illinois (Stati Uniti d’America), il 14 settembre 1955 da genitori di origini non proprio “americane”, nelle sue vene scorre sangue italiano, francese, haitiano e creolo. Inizia la sua formazione sacerdotale frequentando già il Seminario Minore dei Padri Agostiniani, nel 1981 emette la professione solenne, nel 1982 viene ordinato sacerdote e nel 1985 arriva per la prima volta in Perù dove rimarrà circa 2 anni come cancelliere della diocesi di Chulucanas e vicario parrocchiale della parrocchia della cattedrale della Sacra Famiglia di Nazareth, ma il suo rapporto d’amore con il Perù non si è comunque mai interrotto fino al 2014 quando Papa Francesco lo ordina vescovo e lo nomina amministratore apostolico di Chiclayo e vescovo titolare di Sufar. Nel 2023 sempre Francesco lo “crea” cardinale e quindi ne diventa il suo successore.
Avendo sia la cittadinanza statunitense sia quella peruviana unisce il continente americano, l’America ricca, ma di cui conosce bene le povertà, e l’America povera, di cui conosce le ricchezze. Parla correttamente oltre all’inglese, ovviamente lo spagnolo, l’italiano, il francese e il portoghese e per questo unisce il mondo intero.
Marco Bisbano
Un vivo ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato alla festa di Sant’Anna facendo dono del proprio tempo e permettendo a molti fratelli di vivere un fine settimana di gioia. Fratelli, continuiamo a perseverare nel bene e non lasciamoci scoraggiare nel compierlo!
Suor Ana Guadalupe
Piccole voci, grandi ricordi
Il nostro anno all’Oratorio
Un altro anno si è concluso e si è portato con sé un’infinità di ricordi ed esperienze indimenticabili. C’è chi, come Rachele, si è divertita tantissimo durante la preparazione del Sant’Anna’s Got Talent; chi, come Sara, ha amato le attività legate alla Cresima; c’è poi, chi, come Michela, ricorda con orgoglio le partite vinte a palla prigioniera contro le classi più grandi, e chi, come Arianna non sa proprio scegliere ciò che le è piaciuto di più. E tutti, proprio tutti, portano nel cuore un anno di giochi, amicizie e sorrisi, che difficilmente dimenticheranno. A raccontarcelo sono proprio loro, i veri protagonisti del nostro oratorio: i bambini.



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Come è andato quest’anno?
Le risposte arrivano sincere e immediate: Silvia e Sara, dei pulcini o Andrea della 3^ elementare, lo descrivono come un anno «bello come sempre, pieno di giochi e nuove amicizie». Per qualcuno è stato qualcosa di più: Myriam, ad esempio, ci racconta che quest’anno è stato speciale perché diverso dagli altri. Il suo entusiasmo nasce da un percorso profondo organizzato per i ragazzi del gruppo giovani dai loro catechisti: «Abbiamo lavorato sulle sette Opere di Misericordia e ogni Opera è stata collegata ad un’attività per viverle in prima persona; per dare da mangiare agli affamati, ad esempio, abbiamo potuto lavorare un pomeriggio con la Caritas cucinando pasti per altre persone. Non è stato solo imparare, ma fare davvero».
Le risposte arrivano sincere e immediate: Silvia e Sara, dei pulcini o Andrea della 3^ elementare, lo descrivono come un anno «bello come sempre, pieno di giochi e nuove amicizie». Per qualcuno è stato qualcosa di più: Myriam, ad esempio, ci racconta che quest’anno è stato speciale perché diverso dagli altri. Il suo entusiasmo nasce da un percorso profondo organizzato per i ragazzi del gruppo giovani dai loro catechisti: «Abbiamo lavorato sulle sette Opere di Misericordia e ogni Opera è stata collegata ad un’attività per viverle in prima persona; per dare da mangiare agli affamati, ad esempio, abbiamo potuto lavorare un pomeriggio con la Caritas cucinando pasti per altre persone. Non è stato solo imparare, ma fare davvero».
Momento più buffo?
Tra tante emozioni non mancano le risate e Anna non ha dubbi su quale sia il momento più buffo: «Avere Chiara in classe. È un caso umano (nel senso bello), fa sempre ridere tutti. Una volta è caduta senza neanche camminare». Sara conferma con affetto: «Durante la preparazione alla Cresima faceva battute assurde. Io ho la memoria a
breve termine, lo ammetto, ma quelle le ricordo tutte!».
Tra tante emozioni non mancano le risate e Anna non ha dubbi su quale sia il momento più buffo: «Avere Chiara in classe. È un caso umano (nel senso bello), fa sempre ridere tutti. Una volta è caduta senza neanche camminare». Sara conferma con affetto: «Durante la preparazione alla Cresima faceva battute assurde. Io ho la memoria a
breve termine, lo ammetto, ma quelle le ricordo tutte!».

E le feste preferite?
Per Myriam, non ci sono dubbi: «La festa di Sant’Anna, sicuramente. È quella che segna la fine della scuola e l’inizio dell’estate. Ha una magia tutta sua, è come se sbloccasse l’estate!».
Tra coriandoli, maschere e travestimenti, anche il Carnevale conquista il suo spazio nel cuore di molti. Gabriele lo ama proprio per questo: «Puoi mascherarti e sentirti qualcun altro per un giorno, senza limiti». Poi c’è chi ha apprezzato feste un po’ diverse, magari meno famose ma non per questo meno coinvolgenti. Ginevra ha trovato nella festa di Tutti i Santi qualcosa di speciale: «È stata coinvolgente e interattiva, ci ha fatto sentire davvero partecipi. Non era solo una festa da guardare, ma da vivere in prima persona» Daniele, invece, ci parla con entusiasmo della visita alla Porta Santa: «È stata diversa dalle solite cose. Interessante, coinvolgente, ti faceva pensare, e con la caccia al tesoro ti permetteva di soffermarti su ciò che vedevi molto più nel dettaglio».
L’oratorio è importante dal punto di vista delle amicizie?
«Sì, è stato importante, soprattutto per Chiara, Sara, Rachele e Ginevra». Ci dice subito Anna, mentre le altre confermano. «Quando sono entrata non pensavo di riuscire a trovare così tanto, ho conosciuto persone nuove e ho imparato ad accettare anche le differenze altrui, a volere bene senza aspettarmi niente in cambio» ci dice Elisa. Samuele, invece, ha fatto un passo diverso: «Qui sono cresciuto con tante persone. Alcuni quest’anno non c’erano e la loro assenza si è sentita… ma ho anche stretto nuovi legami». Infine, per i più piccoli, l’amicizia è ancora più diretta e genuina: Sara, dei Pulcini, senza pensarci troppo, ci parla del suo “super amico”: «Andrea! Giochiamo sempre insieme!». E Andrea, d’altronde, sembra essere il compagno perfetto: sorridente, attivo e sempre pronto a stare con gli altri.
Per Myriam, non ci sono dubbi: «La festa di Sant’Anna, sicuramente. È quella che segna la fine della scuola e l’inizio dell’estate. Ha una magia tutta sua, è come se sbloccasse l’estate!».
Tra coriandoli, maschere e travestimenti, anche il Carnevale conquista il suo spazio nel cuore di molti. Gabriele lo ama proprio per questo: «Puoi mascherarti e sentirti qualcun altro per un giorno, senza limiti». Poi c’è chi ha apprezzato feste un po’ diverse, magari meno famose ma non per questo meno coinvolgenti. Ginevra ha trovato nella festa di Tutti i Santi qualcosa di speciale: «È stata coinvolgente e interattiva, ci ha fatto sentire davvero partecipi. Non era solo una festa da guardare, ma da vivere in prima persona» Daniele, invece, ci parla con entusiasmo della visita alla Porta Santa: «È stata diversa dalle solite cose. Interessante, coinvolgente, ti faceva pensare, e con la caccia al tesoro ti permetteva di soffermarti su ciò che vedevi molto più nel dettaglio».
L’oratorio è importante dal punto di vista delle amicizie?
«Sì, è stato importante, soprattutto per Chiara, Sara, Rachele e Ginevra». Ci dice subito Anna, mentre le altre confermano. «Quando sono entrata non pensavo di riuscire a trovare così tanto, ho conosciuto persone nuove e ho imparato ad accettare anche le differenze altrui, a volere bene senza aspettarmi niente in cambio» ci dice Elisa. Samuele, invece, ha fatto un passo diverso: «Qui sono cresciuto con tante persone. Alcuni quest’anno non c’erano e la loro assenza si è sentita… ma ho anche stretto nuovi legami». Infine, per i più piccoli, l’amicizia è ancora più diretta e genuina: Sara, dei Pulcini, senza pensarci troppo, ci parla del suo “super amico”: «Andrea! Giochiamo sempre insieme!». E Andrea, d’altronde, sembra essere il compagno perfetto: sorridente, attivo e sempre pronto a stare con gli altri.

Se qualcuno avesse paura di venire in Oratorio…?
«Gli direi: provaci! Vieni e basta» dice Sara, mentre Rachele aggiunge che non c’è nulla da temere: «Non fa paura. Qui ci sono catechisti giovani che sanno stare con noi, e in più ho trovato tante amicizie, compresa Chiara che il primo anno non sopportavo, e ora, invece, stiamo sempre insieme».
«Gli direi: provaci! Vieni e basta» dice Sara, mentre Rachele aggiunge che non c’è nulla da temere: «Non fa paura. Qui ci sono catechisti giovani che sanno stare con noi, e in più ho trovato tante amicizie, compresa Chiara che il primo anno non sopportavo, e ora, invece, stiamo sempre insieme».
Può capitare, infatti, che qualcuno, guardando l’Oratorio da fuori, si senta a disagio, in imbarazzo… o semplicemente non sappia cosa aspettarsi. Capita di pensare: “E se non conosco nessuno? E se non mi trovo bene? E se non mi sento parte del gruppo?”. Ma se c’è qualcosa che i ragazzi dell’Oratorio hanno imparato, è che le paure si superano insieme e, soprattutto, che come dice con filosofia Daniele: «Non si può giudicare un libro dalla copertina». In fondo, l’Oratorio non è un luogo perfetto, ma è un luogo vero. Dove puoi sbagliare senza essere giudicato, dove puoi parlare e sentirti ascoltato, dove puoi essere te stesso, anche quando ancora non sai bene chi sei: «In Oratorio ci si sente accolti. È un posto sicuro. Nessuno ti giudica; io stessa sono riuscita ad aprirmi e a parlare anche di cose più private, perché ti senti davvero ascoltato» (Arianna)
E forse è proprio questo che lo rende così speciale.
E forse è proprio questo che lo rende così speciale.
Eleonora Priora
Angolo Cronaca
Cosa è successo di interessante in questo periodo:
Aurora Finamore
Lo street food di Sant’Anna
Un viaggio tra persone, sapori e tante risate
Anche quest’anno, come da tradizione, durante la festa di Sant’Anna erano presenti gli stand dello street food. Proviamo a conoscere i cuochi-protagonisti di questa edizione attraverso le loro parole.
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STAND AMATRICIANA
Chi siete?
Alessandro, Marcello, Corrado, Daniele (8 minuti), Marco
Cosa vi unisce come gruppo?
La collera: stiamo solo a litigare. Oltre ciò il piacere di degustare, sicuramente il guanciale.
Chi siete?
Alessandro, Marcello, Corrado, Daniele (8 minuti), Marco
Cosa vi unisce come gruppo?
La collera: stiamo solo a litigare. Oltre ciò il piacere di degustare, sicuramente il guanciale.
Di solito a che ora iniziate il servizio e a che ora finite? Dovete preparare qualcosa in anticipo?
In chiesa serviamo la pasta dalle 17.00 alle 23.00, ma la preparazione inizia alle 9 di mattina in casa di Marcello, dove lui prepara sugo e guanciale fino alle 14.00. Dopo le 14.00 una pennica per Marcello mentre gli altri finiscono la giornata in cantiere.
In chiesa serviamo la pasta dalle 17.00 alle 23.00, ma la preparazione inizia alle 9 di mattina in casa di Marcello, dove lui prepara sugo e guanciale fino alle 14.00. Dopo le 14.00 una pennica per Marcello mentre gli altri finiscono la giornata in cantiere.
Cosa vi portate di positivo a fine giornata da questo servizio nonostante la fatica?
Una cosa magnifica: l’esperienza, il piacere di stare insieme, la condivisione della cultura di Alessandro che ci dona ogni giorno una perla di saggezza, non è mai fatica ma sempre un piacere.
Una cosa magnifica: l’esperienza, il piacere di stare insieme, la condivisione della cultura di Alessandro che ci dona ogni giorno una perla di saggezza, non è mai fatica ma sempre un piacere.
Motto dello stand o frase che vi rappresenta?
“Quanto manca alla pasta? 8 minuti.”
“Quanto manca alla pasta? 8 minuti.”
STAND GNOCCO FRITTO
Chi siete?
Belli’s family
Cosa vi unisce come gruppo?
La famiglia.
Di solito a che ora iniziate il servizio e a che ora finite? Dovete preparare qualcosa in anticipo?
Servono due ore e mezza di preparazione a casa e poi in chiesa di solito serviamo dalle 19.00 fino alle 23.30 circa.
Chi siete?
Belli’s family
Cosa vi unisce come gruppo?
La famiglia.
Di solito a che ora iniziate il servizio e a che ora finite? Dovete preparare qualcosa in anticipo?
Servono due ore e mezza di preparazione a casa e poi in chiesa di solito serviamo dalle 19.00 fino alle 23.30 circa.

Cosa vi portate di positivo a fine giornata da questo servizio nonostante la fatica?
La gioia di partecipare alla festa della nostra parrocchia che ci ha visto crescere come famiglia in tutti i sensi da fidanzati ai figli.
Motto dello stand o frase che vi rappresenta?
“Venite signore, lo gnocco va via.”
La gioia di partecipare alla festa della nostra parrocchia che ci ha visto crescere come famiglia in tutti i sensi da fidanzati ai figli.
Motto dello stand o frase che vi rappresenta?
“Venite signore, lo gnocco va via.”

STAND CRÊPES, CREMA CAFFÈ E FROZEN YOGURT
Chi siete?
Angela, Flavia, Giulia, Alessandro e Benedetta.
Cosa vi unisce come gruppo?
Amicizia, pazzia e tanta pazienza.
Chi siete?
Angela, Flavia, Giulia, Alessandro e Benedetta.
Cosa vi unisce come gruppo?
Amicizia, pazzia e tanta pazienza.
Di solito a che ora iniziate il servizio e a che ora finite? Dovete preparare qualcosa in anticipo?
Iniziamo alle 17.00 e spesso finiamo per le 24.00.
Iniziamo alle 17.00 e spesso finiamo per le 24.00.
Cosa vi portate di positivo a fine giornata da questo servizio nonostante la fatica?
Oltre al tanto sudore, la puzza di uova e la Nutella dentro le unghie, sicuramente tanto divertimento, gioia, pienezza e soprattutto gratitudine.
Oltre al tanto sudore, la puzza di uova e la Nutella dentro le unghie, sicuramente tanto divertimento, gioia, pienezza e soprattutto gratitudine.
Motto dello stand o frase che vi rappresenta?
“Venite tutti voi… perché qui alle crêpe ci pensiamo noi!”
“Venite tutti voi… perché qui alle crêpe ci pensiamo noi!”
STAND PATATINE FRITTE
Chi siete?
Ericka, Bernice, Karol, Suor Maria.
Cosa vi unisce come gruppo?
L’amicizia, la semplicità, la gioia.
Di solito a che ora iniziate il servizio e a che ora finite? Dovete preparare qualcosa in anticipo?
Chi siete?
Ericka, Bernice, Karol, Suor Maria.
Cosa vi unisce come gruppo?
L’amicizia, la semplicità, la gioia.
Di solito a che ora iniziate il servizio e a che ora finite? Dovete preparare qualcosa in anticipo?

Prima di ogni servizio dobbiamo fare la precottura ma l’orario dipende da quanto sarà impegnativa la giornata, il primo giorno ad esempio abbiamo iniziato alle 16.00 mentre tutti gli altri giorni alle 15.30.
Cosa vi portate di positivo a fine giornata da questo servizio nonostante la fatica?
Il senso dell’amicizia delle persone anche se non ti conoscono, la ricchezza del vedere volti nuovi, la familiarità della gente e a fine giornata rimane nel cuore lo spirito dello stare insieme.
Motto dello stand o frase che vi rappresenta?
“Fermatevi 30 minuti.”
Cosa vi portate di positivo a fine giornata da questo servizio nonostante la fatica?
Il senso dell’amicizia delle persone anche se non ti conoscono, la ricchezza del vedere volti nuovi, la familiarità della gente e a fine giornata rimane nel cuore lo spirito dello stare insieme.
Motto dello stand o frase che vi rappresenta?
“Fermatevi 30 minuti.”

STAND PANINI
Chi siete?
Fabrizio, Mirko, Massimiliano, Amedeo, Patrizio, Manuela, Katiuscia, Anna e Lorenzo.
Cosa vi unisce come gruppo?
Siamo tutti in cammino.
Di solito a che ora iniziate il servizio e a che ora finite? Dovete preparare qualcosa in anticipo?
Chi siete?
Fabrizio, Mirko, Massimiliano, Amedeo, Patrizio, Manuela, Katiuscia, Anna e Lorenzo.
Cosa vi unisce come gruppo?
Siamo tutti in cammino.
Di solito a che ora iniziate il servizio e a che ora finite? Dovete preparare qualcosa in anticipo?
Iniziamo tutti insieme alle 17.00 e finiamo verso le 24.00.
Cosa vi portate di positivo a fine giornata da questo servizio nonostante la fatica?
Il bello di stare insieme, di fare festa.
Motto dello stand o frase che vi rappresenta?
“Daje signore che me invecchio!”
Cosa vi portate di positivo a fine giornata da questo servizio nonostante la fatica?
Il bello di stare insieme, di fare festa.
Motto dello stand o frase che vi rappresenta?
“Daje signore che me invecchio!”
STAND APERITIVO
Chi siete?
Marco, Daniele, Fabio, Ramona, Susanna, Andrea.
Cosa vi unisce come gruppo ?
La parrocchia.
Di solito a che ora iniziate il servizio e a che ora finite? Dovete preparare qualcosa in anticipo?
Chi siete?
Marco, Daniele, Fabio, Ramona, Susanna, Andrea.
Cosa vi unisce come gruppo ?
La parrocchia.
Di solito a che ora iniziate il servizio e a che ora finite? Dovete preparare qualcosa in anticipo?

La preparazione per tutti il necessario la iniziamo un paio di giorni prima, durante i giorni della festa il servizio inizia per le 17.30 e ci fermiamo solo quando nessuno più ordina.
Cosa vi portate di positivo a fine giornata da questo servizio nonostante la fatica?
La gioia di essere stati utili per una festa che è bellissima.
Motto dello stand o frase che vi rappresenta?
“Ape Maria.”
Cosa vi portate di positivo a fine giornata da questo servizio nonostante la fatica?
La gioia di essere stati utili per una festa che è bellissima.
Motto dello stand o frase che vi rappresenta?
“Ape Maria.”
Laura Montagner
Partecipare alla Messa: Segno di croce
Questo gesto lo ripetiamo almeno due volte durante la messa e lo facciamo anche entrando in chiesa dopo aver preso con le dita un po’ di acqua benedetta dalle acquasantiere. È interessante notare come il gesto di segnarci con l’acqua benedetta ci rimanda al battesimo dove siamo stati immersi nell’acqua che ci ha lavati dal peccati e ci ha resi Figli di Dio. Ancora più interessante è il fatto che questo gesto è testimoniato fin dal II secolo d.C. e veniva compiuto sul battezzando, ma era un semplice segno di croce realizzato con il pollice sulla fronte. Di questo ci informa, tra gli altri, lo scrittore cristiano Tertulliano (circa 150-240 d.C.) che ne testimonia l’uso quotidiano da parte dei cristiani prima di compiere le varie attività giornaliere. E ancora oggi lo ritroviamo compiuto alla stessa maniera per ben tre volte sul bambino durante il rituale del Battesimo.
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Allora, da dove arriva il segno ampio che compiamo noi? Questo gesto compare all’VIII secolo e si generalizza nel XII quando viene eseguito in due modi differenti tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa, così come sono rimasti ora. Quale è il modo giusto? Papa Innocenzo III (1161-1216) li spiega tutti e due e a quel tempo non vi era nessuna differenza tra loro.

Anche la formula trinitaria che diciamo nel momento in cui facciamo questo gesto ha il suo legame con la formula con cui battezziamo i nostri figli. È chiaro a questo punto che il segno di croce è un gesto nato in relazione al Battesimo e in quell’ambito ne possiamo anche trarre i significati che lo accompagnano: santificazione, benedizione, difesa contro il demonio, esorcismo, segno di appartenenza ai figli di Dio e professione di fede pubblica nel Dio Trinità.
Don Claudio Pianigiani
Gioca con noi – Rebus
Indovina di cosa si tratta, ricordando che l’edizione è quella della Festa di Sant’Anna! Hai la possibilità di vincere scrivendo per primo la soluzione in dm su Instagram al profilo @oratorio_s_anna, non perdere tempo!

Giuseppe Marcucci








