2 e il 3 agosto 2025 le strade di Roma sono state attraversate da migliaia e migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo in direzione Giubileo dei Giovani. Tra tutta quella gente c’eravamo anche noi, i giovani (e meno giovani) di Sant’Anna.

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Sabato mattina ci siamo incamminati verso Tor Vergata, dove si sarebbe tenuto l’incontro con il Papa. Arrivarci non è stata proprio una passeggiata: tra il caldo, gli zaini, le persone e poi, finalmente entrati, la fatidica ricerca di uno spazio dove infilarci per stare tutti insieme. Insomma, non un’impresa non semplicissima, ma la fatica fatta è scomparsa tutta nel momento in cui abbiamo realizzato dove fossimo. Una distesa immensa piena di persone completamente diverse tra loro che erano lì per lo stesso motivo. Ovunque ti giravi incontravi il volto sorridente di uno sconosciuto, che però in qualche modo sembrava un amico di vecchia data. Le condizioni non erano delle migliori: la terra nei vestiti, la puzza che veniva dai bagni chimici, il poco spazio, il cibo del kit del pellegrino che sembrava la cosa meno invitante del mondo e, soprattutto, il caldo. Ma la verità è che alla fine tutte queste cose sono passate in secondo piano. Ciò che stavamo per vivere era qualcosa di troppo bello e grande per poterselo rovinare notando ciò che non funzionava. E così tra qualche nuova amicizia e qualche balletto in giro per Tor Vergata, siamo arrivati a sabato sera, al momento che più di tutti ha lasciato senza parole milioni di persone: l’adorazione eucaristica. L’adrenalina provata per l’arrivo del papa ha fatto spazio a una pace surreale: tutta la spianata in silenzio davanti al corpo di Cristo. Per me questo rimane sempre uno dei momenti più forti di cui si può fare esperienza: capire veramente che sei parte di qualcosa di più grande.
Dopo questa botta, il papa ha augurato buonanotte, ma in realtà la notte è stata molto lunga. Tra i tamburi dei neocatecumenali che non smettevano di suonare, le risate dei gruppi di ragazzi e anche la pioggia, sfido chiunque a dormire più di due ore consecutive nel proprio sacco a pelo. Ma alla fine, per una notte, il sonno è stato messo da parte, represso con forte volontà da ognuno di noi, per vivere a pieno ogni momento di questa esperienza.
Domenica mattina siamo stati svegliati dal sole e dalla musica. Era ora di fare colazione (aggiungerei fantastica) e di “prepararci” (toglierci la terra di dosso per quanto possibile) per la messa.
Domenica mattina siamo stati svegliati dal sole e dalla musica. Era ora di fare colazione (aggiungerei fantastica) e di “prepararci” (toglierci la terra di dosso per quanto possibile) per la messa.

Quando il papa ha fatto il giro della spianata con la papa mobile ognuno ha potuto tirar fuori il fan sfegatato che era in lui: gente che correva e si buttava da una parte all’altra, c’era chi piangeva e chi invece rideva, chi pregava, chi si sbracciava, chi urlava al papa di passare davanti a lui nonostante stesse dalla parte opposta. Insomma è stata una mattinata movimentata. La messa è stata una grazia nonostante la stanchezza e il sole che picchiava. Vedere tutte quelle persone in ascolto, pregare nella propria lingua, fare le stesse azioni nonostante le culture diverse è stato emozionante.
Finita la messa, con un po’ di tristezza, abbiamo raccolto le nostre cose e siamo tornati a casa.
Nonostante la stanchezza fosse forte, la gratitudine lo era di più.
Racchiudere ciò che è stato questa esperienza in poche righe è impossibile. La cosa più bella è che ogni persona ha un racconto diverso di quei giorni lì, ma ciò che accomuna tutti è la gioia profonda che si legge nel volto di chi ha partecipato.
Nonostante la stanchezza fosse forte, la gratitudine lo era di più.
Racchiudere ciò che è stato questa esperienza in poche righe è impossibile. La cosa più bella è che ogni persona ha un racconto diverso di quei giorni lì, ma ciò che accomuna tutti è la gioia profonda che si legge nel volto di chi ha partecipato.
Rebecca Belli