Ciao a tutti, sono Alessandro, ho 61 anni e da sette anni, insieme a mia moglie Raffaela, siamo i responsabili del Postcresima a Sant’Anna. Per prima cosa, volevo un pochino spiegarvi che cosa è il Postcresima e anche come funziona. Fondamentalmente è un percorso di 6 anni che si rivolge ai ragazzi che hanno fatto la cresima e che quindi hanno sostanzialmente terminato la formazione cristiana, proprio per questo è nato il Postcresima, per essere uno strumento che permette ai ragazzi di continuare a gustare la bellezza, la potenza dell’amore di Cristo per ognuno di noi.
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Dico questo perché è importante soffermarci sul bisogno che hanno oggi i ragazzi di non allontanarsi dalla vicinanza di Cristo nella loro vita, specialmente in questo lasso di tempo che va dalla terza media al diploma di maturità, abbracciando il periodo certamente più importante del passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Con questo non voglio dire che il Postcresima debba sostituirsi alla famiglia, la famiglia ovviamente resta la famiglia, ed ha l’onere e l’onore della trasmissione della fede ai figli, però c’è anche da aggiungere che oggigiorno viviamo in una realtà complessa dove spesso la famiglia non riesce a compiere questo per innumerevoli difficoltà e quindi Cristo molte volte rimane celato, nascosto, ed è per questo che scaturisce la necessità di vivere la Sua presenza nella propria giornata, nella vita di tutti i giorni. Il Postcresima non vuole e non può sostituirsi alla famiglia, bensì è uno strumento a disposizione delle famiglie che può essere utilizzato per dare ai propri figli una continuità con la Parola, con i Sacramenti, con i fratelli con una comunità viva fatta di altri ragazzi, con il dialogo, alla sequela di Gesù Cristo.
Cosa facciamo concretamente: attualmente siamo circa una decina di coppie sposate, vagliate e verificate e inviate dal Parroco, che si sono messe a disposizione della parrocchia per fare questo servizio, ci riuniamo una volta a settimana di venerdì e ogni coppia di “padrini “ cosi ci chiamano, porta avanti un tema biblico insieme al suo gruppo di circa una decina di ragazzi. Questo significa che ogni venerdì di ogni settimana per sei anni di seguito abbiamo nelle nostre case insieme ai nostri figli, questo gruppetto di giovani che pian piano diventano adulti e che si mangiano tutto quello che abbiamo in casa…. oltre che la Parola del Signore, un esperienza fantastica.
Tante volte mi hanno chiesto: “Come fate ogni venerdì di ogni settimana,, per sei anni di seguito, a prendervi cura di dieci ragazzi, ad offrire loro il vostro tempo e a rinunciare alle vostre rilassanti vacanze per andare tutti insieme (che significa più di 100 persone) ogni estate a fare un campo in montagna con questi adorabili “mostri”?”…… lo facciamo, e qui parlo a nome di tutti i padrini del Postcresima di Sant’Anna e del Parroco, unicamente per gratitudine, stiamo solamente ridando indietro una piccola parte di quello che Nostro Signore ci ha donato, che ci ha fatto e ci fa vivere nel suo Figlio Gesù Cristo e cosa strana: riceviamo più di quello che diamo, è impressionante!
A testimonianza della gratuità vi scrivo quello che disse una Santa dei nostri tempi: Una volta un giornalista americano vedendo Madre Teresa che accudiva un lebbroso disse: “Non farei quel lavoro neppure per un milione di dollari!”. E lei rispose: “Neppure io”. Un saluto Alessandro
Ciao, io mi chiamo Giacomo Corsaro, ho 18 anni e frequento il Grest da quando ne avevo 5, prima come bambino mentre adesso da animatore, quindi praticamente mi sono fatto tutta la “gavetta “. Il Grest è un centro estivo per bambini e ragazzi , organizzato dall’oratorio e dalla parrocchia, dove i ragazzi possono divertirsi con giochi di gruppo e socializzare e dove possono partecipare a: • Giochi e attività di gruppo • Laboratori creativi come arte, teatro, musica, manualità. • Sport e tornei • Uscite, gite e feste finali
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Il Grest nella mia vita ha avuto un impatto molto importante sia da ragazzo sia da animatore, il Grest non è solo stare con il bambino e farlo divertire,. ma almeno per me, è come una grande famiglia che cambia e si rinnova ogni anno. Il mio momento preferito, sia da ragazzo sia adesso da animatore, è lo spettacolo a fine settimana, organizzato da noi animatori ma eseguito dai bambini, dove si mette in scena il tema della settimana. Prima di andare in scena tutti i bambini e noi animatori ci riuniamo per fare la foto finale ed è proprio quello che mi piace, perché come ho detto siamo una grande famiglia.
2 e il 3 agosto 2025 le strade di Roma sono state attraversate da migliaia e migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo in direzione Giubileo dei Giovani. Tra tutta quella gente c’eravamo anche noi, i giovani (e meno giovani) di Sant’Anna.
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Sabato mattina ci siamo incamminati verso Tor Vergata, dove si sarebbe tenuto l’incontro con il Papa. Arrivarci non è stata proprio una passeggiata: tra il caldo, gli zaini, le persone e poi, finalmente entrati, la fatidica ricerca di uno spazio dove infilarci per stare tutti insieme. Insomma, non un’impresa non semplicissima, ma la fatica fatta è scomparsa tutta nel momento in cui abbiamo realizzato dove fossimo. Una distesa immensa piena di persone completamente diverse tra loro che erano lì per lo stesso motivo. Ovunque ti giravi incontravi il volto sorridente di uno sconosciuto, che però in qualche modo sembrava un amico di vecchia data. Le condizioni non erano delle migliori: la terra nei vestiti, la puzza che veniva dai bagni chimici, il poco spazio, il cibo del kit del pellegrino che sembrava la cosa meno invitante del mondo e, soprattutto, il caldo. Ma la verità è che alla fine tutte queste cose sono passate in secondo piano. Ciò che stavamo per vivere era qualcosa di troppo bello e grande per poterselo rovinare notando ciò che non funzionava. E così tra qualche nuova amicizia e qualche balletto in giro per Tor Vergata, siamo arrivati a sabato sera, al momento che più di tutti ha lasciato senza parole milioni di persone: l’adorazione eucaristica. L’adrenalina provata per l’arrivo del papa ha fatto spazio a una pace surreale: tutta la spianata in silenzio davanti al corpo di Cristo. Per me questo rimane sempre uno dei momenti più forti di cui si può fare esperienza: capire veramente che sei parte di qualcosa di più grande.
Dopo questa botta, il papa ha augurato buonanotte, ma in realtà la notte è stata molto lunga. Tra i tamburi dei neocatecumenali che non smettevano di suonare, le risate dei gruppi di ragazzi e anche la pioggia, sfido chiunque a dormire più di due ore consecutive nel proprio sacco a pelo. Ma alla fine, per una notte, il sonno è stato messo da parte, represso con forte volontà da ognuno di noi, per vivere a pieno ogni momento di questa esperienza. Domenica mattina siamo stati svegliati dal sole e dalla musica. Era ora di fare colazione (aggiungerei fantastica) e di “prepararci” (toglierci la terra di dosso per quanto possibile) per la messa.
Quando il papa ha fatto il giro della spianata con la papa mobile ognuno ha potuto tirar fuori il fan sfegatato che era in lui: gente che correva e si buttava da una parte all’altra, c’era chi piangeva e chi invece rideva, chi pregava, chi si sbracciava, chi urlava al papa di passare davanti a lui nonostante stesse dalla parte opposta. Insomma è stata una mattinata movimentata. La messa è stata una grazia nonostante la stanchezza e il sole che picchiava. Vedere tutte quelle persone in ascolto, pregare nella propria lingua, fare le stesse azioni nonostante le culture diverse è stato emozionante.
Finita la messa, con un po’ di tristezza, abbiamo raccolto le nostre cose e siamo tornati a casa. Nonostante la stanchezza fosse forte, la gratitudine lo era di più. Racchiudere ciò che è stato questa esperienza in poche righe è impossibile. La cosa più bella è che ogni persona ha un racconto diverso di quei giorni lì, ma ciò che accomuna tutti è la gioia profonda che si legge nel volto di chi ha partecipato.
Questa estate, ad agosto, in occasione della Giubileo dei Giovani, abbiamo ospitato nella nostra parrocchia più di 300 pellegrini, provenienti dal Portogallo e dal Ghana. Quasi 300 ragazzi portoghesi sono stati ospitati negli spazi della parrocchia (teatro, sale e palestra) mentre qualcuno di loro e i ghanesi sono stati accolti nelle case di alcuni parrocchiani. E’ stato un lavoro iniziato diversi mesi prima, perché abbiamo dovuto capire come potevamo ospitarli al meglio, con i mezzi a disposizione, e cercando di far arrivare a S.Anna ben 14 bagni chimici. Diverse persone della parrocchia si sono messe subito a disposizione per l’organizzazione ed è stato bello vedere come anche i ragazzi si siano sentiti coinvolti, mostrando il loro entusiasmo nel voler stampare delle magliette apposite per gli “addetti ai lavori”. Con loro abbiamo iniziato un mese prima a sistemare e pulire le zone della parrocchia in cui abbiamo fatto dormire i pellegrini.
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Il gruppo è arrivato la sera del 31 luglio con ben 6 pullman e li abbiamo accolti con canti, chitarre e tamburi e con diversi “cuochi” che si sono dilettati a preparare diversi chili di pasta al sugo…e poi è iniziato il via vai dei nostri ragazzi che hanno iniziato a servire ai tavoli…che bello vedere riempirsi la nostra parrocchia di così tanti ragazzi e ragazze!!
Nei giorni successivi, i turni per dare le colazioni e i pranzi al sacco iniziavano la mattina presto, verso le 6.30, e nonostante l’ora abbiamo visto la continua disponibilità da parte dei nostri giovani…abbiamo servito cornetti, biscotti, crostate, merendine, succhi di frutta e latte e poi, quando è stato necessario, abbiamo preparato loro dei panini. Don Christian e don Claudio ci hanno assistito in tutto questo…hanno innanzitutto dato la disponibilità ad ospitare, poi ci hanno aiutato nell’organizzazione e nel preparare le celebrazioni che abbiamo fatto con questi fratelli pellegrini. Eh già, perché oltre a mangiare, cantare e a chiacchierare con loro, abbiamo fatto anche un paio di eucarestie: una in italiano e portoghese e un’altra in italiano e inglese, con i ghanesi…davvero una Grazia!
Sabato 2 e domenica 3 ci siamo trasferiti tutti a Tor Vergata per incontrare Papa Leone…non siamo riusciti a fare il tragitto insieme ma è stato emozionante ritrovarsi domenica sera di nuovo a S.Anna a raccontarci tutte le sensazioni di quelle due giornate intense e vedere di nuovo i nostri giovani mettersi al servizio, nonostante la stanchezza e il caldo di quei giorni.
Sono ripartiti un paio di giorni dopo perché ne hanno approfittato per andare a visitare alcuni luoghi e per fare il passaggio della Porta Santa. Come è successo nel 2000, anche questo Giubileo ha lasciato un segno indelebile dentro ognuno di noi…è davvero importante poter assistere a quanto sia universale e giovane la Chiesa! E’ vero che ospitare comporta sacrifici e richiede molte energie, ma apre alla Bellezza dell’Amore: a noi adulti ha davvero riempito il cuore vedere come i nostri ragazzi e le nostre ragazze non si siano risparmiati davanti a nulla, caldo compreso, e come donare la propria vita crea una profonda comunione con gli altri. Ringraziamo ancora don Christian e don Claudio e tutti i ragazzi e ragazze e le persone che hanno permesso tutto questo e…al prossimo Giubileo!!
Dio, Divertimento e Dialogo. Sono queste le 3 parole che rappresentano quello che un ragazzo dovrebbe avere in mente uscito da un Campo ragazzi. Secondo me sono concetti fondamentali, che incarnano perfettamente l’idea del campo ragazzi. Prima di tutto c’è Dio, che rappresenta il perché di tutto quello che facciamo, l’elemento chiave che riesce ad unire persone
Poi c’è il divertimento, colonna fondante del Campo ed effettivamente la cosa che prende più tempo durante la settimana. Il divertimento, infatti, lo ritroviamo nei giochi, ai pasti, durante le scenette, nelle stanze (ne sa qualcosa Arcio e le sue scatolette di tonno). Insomma, ogni occasione è buona per farsi una risata, per vivere al meglio i relativamente pochi giorni a disposizione e godersi ogni momento imparando a vedere il lato positivo delle cose.
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E ultimo ma non per importanza, c’è il dialogo. Il dialogo, al Campo, è la connessione che si crea tra le persone e con Dio. Sorprendente è come al Campo si riesca ad incastrare e ad omologare con tutto il momento del dialogo. Se in un momento di dialogo (con Dio o con gli altri) che ti offre il Campo, riesci veramente ad aprirti, allora lì avviene la svolta, perché riesci a percepire la profondità e al contempo la semplicità del senso del Campo. Cioè del perché non è un semplice campo estivo, ma molto di più, del perché non avrebbe avuto senso rimanere a casa, del perché Dio ti ha chiamato proprio al Campo in quel preciso momento della tua vita.
un cast di 40 ragazzi come cantanti, ballerini e attori;
due adulti che si sono rilevati perfetti attori;
un gruppo parrocchiale di circa 50 persone che ha lavorato in comunione per 4 mesi
Basterebbero questi numeri a descrivere il musical “Forza Venite Gente” messo in scena il 7, 8 e 13 giugno nella parrocchia S. Anna? Assolutamente no.
In qualche modo i numeri danno una misura dell’evento e per me che ci lavoro con i numeri, facendo sempre in modo che quadrino Entrate e Uscite è un termine di paragone, di rendicontazione. Ma ad esempio rispetto alle persone che sono venute a vedere lo spettacolo non danno il feedback riguardo il riscontro che abbiamo avuto: tantissimi non si aspettavano assolutamente il livello raggiunto in termini di bravura e impegno da parte degli insospettabili protagonisti adulti….la nostra star (e poi dici che nessuno ti considera) Bernardone e la magnifica Cenciosa……ma anche tutti, proprio tutti, i ragazzi che si sono cimentati in balli e canti pur non essendo né cantanti né ballerini (escludendo le nostre bravissime coreografe). E pensare che quando abbiamo presentato il progetto, subito dopo le vacanze di Natale, molti ragazzi erano dubbiosi, timorosi di partecipare a qualcosa che sembrava difficile da realizzare. Invece, come succede tante volte nella vita cristiana, da un si possono nascere possibilità che vanno al di là delle nostre aspettative.
E questo vale anche per me. Quando Alessandro Bisbano, un pomeriggio di dicembre, si è presentato a casa con un bagaglio di speranze e idee da realizzare, è bastato accoglierlo con un sorriso e sostenerlo sempre con l’aiuto delle altre “ragazze” del mitico gruppo “produzione/regia” affinché il lavoro si dipanasse da solo man mano che arrivavano i problemi e le complicazioni.
Continuavo a dire agli increduli che sarebbe stato un successo, ma non era un iperbole motivazionale: vedevo con i miei occhi la bellezza di alcune scene, l’allegria di molte coreografie, la gioia dello stare insieme che diventa contagiosa….
Personalmente ho vissuto questo musical da subito come un dono, per me e per tutta la mia famiglia, che seppure inizialmente da parte di alcuni membri aveva trovato delle resistenze, alla fine si è rilevata davvero una fantastica opportunità per tutti noi, di crescita e di condivisione.
Ed eccomi qui, io che sono sempre molto pratica e concreta, che preferisco risolvere i problemi e sostenere i ragazzi dietro le quinte, piuttosto che prendere parte agli applausi finali, a confrontarmi con qualcosa che non si può racchiudere nei numeri iniziali, che non rientra in uno schema… e che è la grazia di Dio, che sempre sbaraglia le barriere, che crea ponti, che continua a sorprendere, e che nella Parrocchia S. Anna attraverso questo musical abbiamo vissuto e di cui lodo Dio per ciascuna persona che ne fa parte.
Approfitto, infine, di questo articolo per ringraziare uno per uno tutti coloro che hanno accettato di far parte di questo progetto, di cui ho imparato a conoscere meglio i doni e le qualità insospettabili! A tutti noi auguro di conservare l’entusiasmo che ci ha accompagnato in questi mesi e di metterlo sempre al servizio della volontà di Dio, qualsiasi cosa la vita ci riservi in futuro.